INTERVISTA A CRISTINA ACTIS (Volontaria
in Bolivia)
Perché hai deciso di partire per la Bolivia
per fare un'esperienza di volontariato di un anno?
Mi sentivo di poter dedicare un tempo della mia vita, con una disponibilità
completa, al servizio di fratelli poveri, a casa lo-ro. Desideravo "sporcarmi"
le mani ed impegnarmi con e per loro, condividere la loro vita faticosa,
oppressa e schiacciata da una terribile miseria.
La tua giornata tipo come si svolgeva?
Mi alzavo verso le 6,30 per il conteggio dei pani per la scuola e la distribuzione
degli stessi ai ragazzi (14-18 anni) del Collegio Wayna Wasi (Casa del
Giovane), collegio nel quale svolgevo alcune attività di appoggio
ai tre volontari boliviani che lo gestivano. Dopo la colazione facevamo
il pane e poi andavo al progetto "tajido", che coinvolgeva 150
donne impegnate nella filatura e nella tessitura di maglioni, sciarpe,
guanti Dopo il pranzo condiviso con la comunità salesiana
in cui ero ospite, affiancavo i ragazzi nel lavoro, nello studio e nel
gioco. La sera, dopo la S. Messa, l'attenzione era rivolta ai ragazzi
di Kami che frequentavano l'Oratorio e praticavano sport (il basket, soprattutto).
Alla fine della giornata ero molto stanca, ma anche molto soddisfatta
e appagata.
Che cosa ti ha colpito della gente che hai incontrato,
dei giovani che hai conosciuto?
I Boliviani, come gran parte dei sudamericani, sono molto calorosi nell'accoglienza,
generosi, disponibili a donarsi, ca-paci di farti sentire bene.
Hanno saputo accogliermi nelle loro case, condividere la loro minestra
con me, condividere il loro dolore e i momenti di fe-sta. Ho ascoltato
e accolto in cuore numerose vicende doloro-se, confidate nelle lacrime,
di donne maltrattate, di bambini abbandonati, di giovani che soffocano
nell'alcol le loro delu-sioni di vivere nella precarietà, senza
possibilità di un futuro migliore, di padri consumati e oscurati
dall'inferno della mi-niera.
Ci sono stati momenti particolari, che ricordi
maggiormen-te?
I ricordi sono vivissimi in me. Ricordo le giornate più attive,
movimentate, in cui le novità arrivavano di continuo a bussa-re
alla porta. Ho in cuore incontri con alcune persone specia-li, che mi
hanno aiutata ad entrare nella cultura, comprende-re certi comportamenti.
In particolare, in occasione della fe-sta di sant'Andrea (30 novembre),
festa del paese, ho sentito tutti molto vicini, disponibili a dimostrarmi
gratitudine e sim-patia (forse si incominciava ad intuire il distacco,
ormai im-minente - sono tornata in Italia il 21 dicembre-). Non dimen-ticherò
le danze e i canti della festa, la comunione fraterna così realizzata.
Che cosa diresti a noi chierichetti?
L'esperienza che ho vissuto là, nei grandi silenzi a 3800 me-tri,
sulle "mie" Ande, lontano dai rumori della città e del
mondo, mi spinge a dirvi che è davvero bello fare qualcosa per
gli altri. Sì, bisogna rinunciare a qualche cosa, ma ne vale
sicuramente la pena!
INTERVISTA A DON PIERO (Missionario
in Brasile)
Perché sei andato in missione 13 anni
fa?
È stata una decisione maturata durante parecchi anni, soprattutto
legata all'amicizia con vari missionari nel tempo in cui ero in Parrocchia
al Cuore Immacolato in Cuneo. Le loro esperienze e la situazione della
Chiesa brasiliana mi hanno provocato fino a chiedere al Vescovo di partire
per fare un pezzo di strada con questo popolo. Sono partito dopo quasi
quattordici anni di vita sacerdotale in diocesi.
Perché ora riparti dopo due anni in Italia?
Ero tornato due anni fa, conforme alle direttive dei nostri vescovi, però
l'esperienza vissuta di comunione con i sacerdoti e le persone della nostra
vasta parrocchia (circa 80.000 persone) mi sono rimaste dentro e poi,
visto che qui da noi ci sono ancora parecchi preti e là ci sono
parrocchie immense con un prete, ho chiesto di ripartire per aiutare pe.
Armando Cavallo, che è da solo. Sono contento che il Vescovo mi
abbia permesso di ripartire, anche se il partire è sempre duro.
Da ragazzino sognavi questa esperienza?
Non so se proprio questa, ma la vita missionaria mi ha sempre attirato.
Leggevo "Il piccolo missionario", mi piaceva ascoltare i missionari
quando venivano in parrocchia e poi in Seminario. In Seminario ho fatto
parte del Gruppo Missionario.
I chierichetti in Brasile?
Ci sono, allegri ed entusiasti come voi, contenti di servire all'altare.
Noi li chiamavamo "il gruppo Samuele", perché, come il
piccolo Samuele, servono all'altare e imparano a dire sì a Dio,
alla sua Parola. Qualcuno ha continuato a farlo anche da grande.
Anch'io ho fatto il chierichetto, quando bisognava rispondere in latino
al celebrante e guai a sbagliare. E le messe erano presto, alle sei del
mattino, e non se non si andava una volta si perdeva il turno e si rimaneva
in lista d'attesa. Ricordo con gioia le gite del giovedì con il
viceparroco di Madonna dell'Olmo, don Pino Chiesta: si andava ai santuari
della nostra diocesi, ma per noi era una cosa già straordinaria.
Anche gli incontri in Seminario erano sempre belli.
INTERVISTA A QUATTRO MINISTRANTI (Parrocchia
di Madonna dell'Olmo)
Girando tra le parrocchie, siamo venuti a sapere che a Madonna dell'Olmo
ci sono quattro giovani delle superiori che si occupano dei chierichetti
e che fanno i "ministranti". Questa notizia ci ha incuriositi,
perciò siamo andati a incontrarli.
Che cosa significa che siete "ministranti",
di che cosa vi occupate?
Noi giovani delle superiori diamo una mano al nostro curato don Mauro
e nelle celebrazioni più importanti dell'anno guidiamo i chierichetti
e svolgiamo i servizi un po' più delicati. Inoltre, una volta al
mese ci incontriamo con i chierichetti: facciamo prima un momento di formazione
e poi spieghiamo loro alcuni "trucchetti" per fare sempre meglio
e per evitare sbagli o disguidi durante le celebrazioni. In questo periodo
stiamo anche portando avanti un concorso parrocchiale a punti.
Un altro nostro compito è di aiutare i chierichetti, soprattutto
i più piccoli a vestirsi e svestirsi, insegnando loro ad avere
cura del vestito da chierichetto.
Io, poi, ho il compito di spedire le schede del grande Concorso Diocesano.
(Andrea, seconda superiore)
Ci puoi dire meglio quali sono le attività
del Gruppo chierichetti della vostra Parrocchia?
Le attività che svolgiamo sono molte: innanzitutto, come ogni Gruppo
di chierichetti che si rispetti, ci ritroviamo una volta al mese, come
ha già detto Andrea, per:
"ripristinare" i turni settimanali (ogni chierichetto serve
la Messa una volta la settimana, oltre la domenica); decidiamo sul da
farsi nel mese che verrà; discutiamo su come deve essere un chierichetto,
amico particolarissimo di Gesù; vediamo a che punto è il
Concorso (questo concorso viene proposto ogni anno: tutte le volte che
si serve, a seconda del tipo di celebrazione e del giorno - feriale, domenica,
funerali, matrimoni, festività varie - vengono dati dei punti.
A fine anno viene stilata la "classifica" e vengono dati dei
premi a seconda della "qualificazione" ottenuta). A volte, durante
gli incontri, effettuiamo delle prove per prepararci bene a una celebrazione
importante.
Penso che le attività che organizziamo piacciano a tutti i chierichetti
e spero che negli anni a venire continui la buona partecipazione che c'è
adesso, anzi che aumenti! (Davide, prima superiore).
Anche tu provieni da un'esperienza di servizio
all'altare; ci puoi raccontare qualcosa della tua esperienza?
Io ho iniziato a fare il chierichetto subito dopo la prima comunione,
in terza elementare e mi sembra di non essermi mai pentito di questa mia
scelta; è vero, ci sono dei momenti difficili, nei quali diresti:
"Basta, non lo faccio più!". Però salire all'altare
e fare un servizio al prete ( e quindi indirettamente a Gesù) ti
riempie di gioia. E poi ci sono i maxi concorsi a premi che ti invogliano
a partecipare con attenzione e responsabilità all'Eucaristia. Però
questo non deve essere il solo motivo che invoglia ad assistere alla Messa
e a fare il servizio, ma la nostra fede deve essere rafforzata vivendo
appieno il Sacramento in cui Gesù si fa pane per noi che lo accogliamo
nel nostro corpo.
Mi viene in mente un aneddoto simpatico della mia "carriera"
di chierichetto: la prima volta che ho servito all'altare, invece di lavare
le mani al sacerdote con l'acqua, l'ho fatto con il vino! Dopo la messa
il don mi ha fatto un "bel tombino", e da quel giorno non ho
più sbagliato niente, o quasi
(Diego, prima superiore)
Ancora una domanda: quale posto occupa la preghiera
nella tua vita e quale posto dovrebbe occupare nella vita di un chierichetto?
Nella mia vita la preghiera occupa un posto importante. Cerco di parlare
con Gesù (se possibile insieme alla mia famiglia) al mattino, prima
di iniziare il tran-tran di tutti i giorni, chiedendogli di darmi una
mano in famiglia, a scuola, con gli amici; e alla sera, ringraziando per
la giornata trascorsa.
Altri momenti di preghiera a cui cerco di essere presente sono la Messa
festiva, nella quale mi posso mettere davanti al Signore insieme a tutta
la Comunità; in Quaresima la Via Crucis di ogni venerdì;
se possibile, una Messa nei giorni feriali; e poi gli incontri per i ragazzi
e i giovani della mia zona.
Per essere chierichetto e non solo per "farlo", per essere,
quindi, amici di Gesù, penso sia necessaria un po' di preghiera
quotidiana per cercare da oggi di donare la nostra vita agli altri e a
Lui. D'altronde, se noi siamo suoi amici speciali e non lasciamo che Gesù
ci consigli nel modo giusto, che amici siamo? ( Pietro, prima superiore).
Le domande che vorremmo fare sono ancora molte, ma per esigenze di
spazio le rimandiamo a un'altra volta. Per intanto ringraziamo questi
nostri amici e ci auguriamo che tanti altri chierichetti continuino, come
loro, un servizio in chiesa, anche quando si fanno già le superiori.
INTERVISTA A DON GABRIELE MECCA
Sabato 6 ottobre, nella piccola chiesa parrocchiale di Pradleves,
è stato ordinato sacerdote don Gabriele Mecca.
A circa due mesi di distanza lo abbiamo intervistato.
Gabriele, raccontaci un po' qualcosa di te.
Ho 26 anni e finalmente, dopo 14 anni di Seminario, dopo cioè un
intenso, bello e impegnativo cammino di formazione, sono stato ordinato
sacerdote. Per tanti anni ho fatto l'animatore dei ragazzi, sia in Seminario
che in Parrocchia. Mi piace andare in montagna, sciare, giocare a calcio
e pallavolo. Tifo per la Juve e sono un appassionato di film (soprattutto
quelli di Bud Spencere e Terence Hill) e me la cavo bene nel gioco del
ping pong.
Attualmente sono vice-parroco a Madonna delle Grazie.
Sei stato chierichetto, da ragazzo?
Certamente! Ho iniziato il mio servizio da chierichetto in 2° elementare.
Ricordo ancora con piacere il mio primo giorno! Partecipavo alla Messa
tutti i giorni e il mio parroco di allora l'aveva notato. Alla messa di
inaugurazione dell'anno scolastico, venne ad invitarmi a servire! Da quel
giorno, non mollai più di fare il chierichetto, fino ad oggi che
sono prete!
Quali sono le cose più belle che hai
imparato nel tuo servizio di chierichetto?
Due sono le cose che ho imparato: 1) Il servizio da chierichetto è
un'occasione stupenda, unica ed eccezionale per stare più vicini
a Gesù e per aiutare gli altri a incontrarlo. Un buono chierichetto
svolge bene il suo servizio se diventa amico di Gesù e se con il
suo modo di servire all'altare aiuta la gente ad incontrarsi con Lui e
la sua Parola. 2) Si è bravi chierichetti non solo quando si sta
in chiesa, ma soprattutto quando si vive fuori di chiesa, perché
è nella vita di tutti i giorni che si deve testimoniare Gesù
con la propria vita e con il proprio servizio.
Nella tua parrocchia di Madonna delle Grazie
c'è il Gruppo chierichetti?
Sì! Sono circa 25 tra chierichetti e chierichette. Il seguo questo
gruppo, insegno ai più giovani come ci si deve muovere nelle celebrazioni
e quali sono gli atteggiamenti di vita di un buon chierichetto. Ci troviamo
ogni sabato ed un concorso a premi accompagna il nostro servizio.
Un augurio a tutti i chierichetti
L'augurio che faccio ad ogni chierichetto è che ognuno diventi
sempre di più l'immagine vivente di Gesù.